Santuario della Vergine Annunciata detto Madonna del Moletto

La chiesa venne fatta costruire nel 1606 da Roberto Rusca, monaco cistercense che era stato inviato qui un anno prima in qualità di vicario dell’abate del monastero milanese di Sant’Ambrogio, di cui Limonta era feudo. La posizione isolata in cui fu innalzato l’edificio rispondeva alle esigenze di meditazione, ma rimarcava anche il confine con il territorio del vicino borgo di Bellagio e costituiva un punto di riferimento per chi vi giungeva solcando il lago, utilizzando il vicino molo sottostante, che è richiamato nel toponimo “Madonna del Moletto”. L’importanza della via lacustre è sottolineata ulteriormente dal grande affresco con la Lactatio Sancti Bernardi (XVIII secolo), dipinto proprio sul muro esterno dell’abside, con l’intento di coinvolgere nel culto mariano non solo i pellegrini che giungevano via terra, ma anche i naviganti. Il soggetto particolare, presente anche nella chiesa parrocchiale dei SS. Ambrogio e Bernardo, rimanda ad un episodio miracoloso accaduto al santo. Sotto all’immagine è raffigurato un medaglione con le insegne abbaziali, chiaro rimando alla committenza cistercense.

Questa primitiva costruzione costituisce la cappella inferiore dell’odierno edificio. Infatti la progressiva fama del luogo per i miracoli ivi verificati, spinse nel 1623 il Rusca, ad ampliarla sopraelevando una nuova chiesa che inglobasse la precedente. Quest’ultima conserva ancora sopra l’altare l’unico commento iconico voluto dal vicario, cioè il dipinto del Riposo durante la fuga in Egitto. La volta a botte è scandita da cornici, fregi e medaglioni in stucco, eseguiti durante l’ampliamento sopra ricordato.

La chiesa superiore presenta una semplice facciata capanna, in cui si apre il portale in granito con timpano spezzato, affiancato da due finestrelle . A destra del portale una lapide marmorea ricorda la concessione dell’indulgenza, accordata dal cardinale Ildefonso Schuster (arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954) ai fedeli.

L’interno ha pianta quadrangolare, con il presbiterio rialzato di due gradini, nei quali si apre una finestra protetta da un’inferriata che permette di vedere la cappella inferiore. L’originario commento decorativo voluto dal Rusca andò perduto e fu sostituito dall’imponente ciclo di affreschi con storie di Vita della Vergine, ad opera dei fratelli comaschi Giovanni Paolo e Giovanni Battista Recchi, allievi del Morazzone. Gli episodi si sviluppano sulla parete dell’altare e sulla volta a botte con sei lunette del presbiterio e della navata. La narrazione non procede in ordine cronologico, ma contrappone sulle pareti episodi della vita di Maria e di Gesù, dal soggetto simile. La Presentazione di Maria al tempio si trova di fronte alla Presentazione di Gesù al Tempio, la Visitazione alla Adorazione dei Magi, la Natività alla Nascita del Battista. L’Annunciazione, sulla parete di fondo del presbiterio, è racchiusa in una cornice marmorea che venne adattata su questo affresco, unitamente all’altare sottostante, nel 1759. L’Assunzione occupa la volta del presbiterio, mentre l’Incoronazione con Angeli la volta della navata. Le due grandi figure di S. Benedetto e S. Bernardo, poste ai lati dell’altare e S. Ambrogio della Vittoria nella grande lunetta della controfacciata, sono gli unici elementi decorativi che si discostano dal ciclo mariano. Quest’ultimo soggetto si rifà alla leggenda secondo cui il santo apparve sul campo di battaglia a Parabiago (1339) appoggiando i milanesi.

L’interpretazione dell’intero ciclo, oltre che dall’iconografia, è agevolata da una serie di cartigli sostenuti da Putti e Angeli. Il commento decorativo potrebbe essere stato concluso nel 1649, secondo l’interpretazione di una scritta lacunosa riportata alla base della lunetta con l’Adorazione dei Magi, dove è riportato il nome del pittore comasco Paolo Recchi che era solito operare con il fratello Giovanni Battista, come dimostrano altre opere eseguite a Como e nel territorio lariano.


La chiesa fu costruita all’inizio del Seicento dal monaco Roberto Rusca, vicario dell’abate del monastero milanese di S. Ambrogio, di cui Limonta era feudo. Il luogo isolato segnava il confine con Bellagio e invogliava la preghiera e la meditazione. Dal lago si poteva arrivare facilmente grazie a un piccolo molo. Per questo il santuario è chiamato “Madonna del Moletto”.

Sulla parete esterna si vede un grande affresco con la Madonna e San Bernardo. L’immagine era visibile anche dal lago e invitava alla devozione. Sotto si trovano simboli religiosi legati alla comunità che costruì la chiesa.

L’edificio più antico corrisponde alla cappella inferiore. Col tempo il luogo divenne noto per i miracoli. Fu allora costruita una seconda chiesa sopra la prima. Nella cappella inferiore resta un affresco con la Fuga in Egitto. La volta è decorata con stucchi semplici e cornici.

La chiesa superiore ha una facciata con tetto a capanna. Il portale in pietra, con timpano spezzato, è affiancato da due finestre.
All’interno la pianta è quadrata. Il presbiterio è rialzato e una grata permette di vedere la cappella sottostante.

Le decorazioni originali sono scomparse. Quelle attuali raccontano episodi della vita di Maria e di Gesù. Le scene, sulle pareti e sulla volta, accostano momenti simili. Si vedono la Presentazione di Maria e quella di Gesù, la Visitazione e l’Adorazione dei Magi, la Nascita di Maria e quella del Battista.

Sulla parete di fondo è dipinta l’Annunciazione dentro una cornice di marmo. Nella volta del presbiterio appare l’Assunzione di Maria, mentre nella navata si vede la sua Incoronazione. Ai lati dell’altare ci sono i santi Benedetto e Bernardo. Sulla parete d’ingresso è ritratto S. Ambrogio.

Piccole iscrizioni spiegano il significato delle scene. Una di esse riporta il nome del pittore comasco Paolo Recchi, attivo nel territorio lariano e la data del 1649 che potrebbe indicare la fine dei lavori.

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